venerdì 4 maggio 2012

CHE RABBIA!

Mireille d'Allancé
Ed. Babalibri, 2012, 34 p.
Illustrato
Età di lettura: scuola dell'infanzia, scuola primaria

Parlare di emozioni e sentimenti non è mai semplice. Ognuno di noi attraverso le proprie esperienze personali impara ogni giorno a riconoscerle e gestirle. E' un percorso infinito, ma necessario per non restare analfabeti sul piano emozionale. Per i più piccoli le emozioni sono tutte da conoscere. Affrontare con loro temi di questa portata spesso non è facile proprio perchè emozioni e sentimenti sono concetti altamente astratti, che ognuno di noi, a seconda della propria esperienza personale, vive e concepisce in modo differente. Come descriverle? Come riconoscerle? Come gestirle? Non si possono vedere, ne toccare, ma possiamo sentirle, viverle e ascoltarle, ed è tale esperienza che ci consente poi di sviluppare la capacità di empatizzare con l'altro e comprendere o almeno immaginare ciò che prova.
Intanto però come adulti possiamo accompagnare i più piccoli alla scoperta dell'ABC emozionale, mossi dal desiderio di poterlo fare con consapevolezza per superare un diffusissimo luogo comune: quello che ci porta a vergognarci di provare rabbia o rancore, quello che ci impedisce di mostrarci fragile, tristi o affranti, quello che ci costringe a reprimere sentimenti ed emozioni scomode di fronte ad eventi, altrettanto tabù come quello ad esempio della morte, che ci destabilizzano e che ci lasciano inermi con il nostro dolore. Parlarne a volte è impossibile. Fin da piccoli impariamo da subito a sentirci in colpa per aver provato sentimenti categorizzati come "cattivi e negativi", a reprimerli e ignorarli. Bisognerebbe invece imparare a riconoscerli, chiamarli con il proprio nome, riuscire a gestirli in modo costruttivo. Anche parlarne, sforzarsi di trovare parole degne e adeguate per esprimere ciò che si prova è importante, per non rimanerne sommersi, per non soccombere o restare sgomenti di fronte al proprio mondo interiore, complesso, fatto di luci e di ombre.
Anche Roberto, il protagonista del famosissimo libro "Che rabbia!" dopo una bruttisima giornata, si sente di cattivo umore e tutto intono a lui diventa fastidioso: alla richiesta del padre di togliersi le scarpe, Roberto le lancia in aria e a tavola si rifiuta di mangiare gli spinaci. Dopo tutti quei capricci, viene così spedito in punizione in camera sua. Roberto non è d'accordo e giunto nella sua stanza, con il volto sempre più rosso, inizia a sentire qualcosa di strano salirgli dalla pancia e in men che non si dica dalla bocca del piccolo Roberto esce fuori un gigantesco mostro: LA RABBIA! L'impatto visivo con la rabbia, che attraverso le illustrazioni prende forma e si anima, è molto forte ed è impossibile non cogliere il contrasto tra il bambino, piccolo e fragile, e lo scimmione rosso così feroce e mastodontico. Eppure la bizzarra creatura è parte di Roberto, da lui è nato e si è generato.
Denso come il fumo, rosso come il sole più accecante, lo scimmione rabbioso, mosso da una forza brutta inarrestabile, distrugge tutto ciò che trova nella camera del bambino senza risparmiare nulla.
Roberto osserva stupito e silenzioso, ma poi quando tocca al baule dei suoi giocattoli, subire la stessa sorte del resto della camera, prova a reagire ed opporsi a quella forza distruttrice:
"Stupido, il mio camion preferito!" Ritroviamo Roberto intento a parlare al suo camion, quasi volesse rassicurarsi per la sua perdita, mentre il bestione rosso accanto a lui si fa più piccolo, la sua mole si riduce e così anche la sua presenza nella pagina diventa meno invasiva e più contenuta. Pian piano l'ansia e la frenesia accumulate si stemperano e Roberto finalmente riesce a prendere il controllo della situazione.
Lo seguiamo attraverso le immagini in sequenza nella doppia pagina, intento a prendersi cura degli oggetti e dei giochi che la creatura ha danneggiato.
Il peggio sembra essere passato, la rabbia non è più un mostro immenso, una creatura che vive di vita propria, ma qualcosa che può essere conosciuto e gestito perchè parte di noi.
La rabbia si è sgonfiata, l'esplosione di ira finita e del bestione mostruoso non rimane nient'altro che un piccolo scimmiottino che si nasconde, quasi timoroso, sotto una sedia ribaltata, perchè sa che ora può essere riconosciuto e domato. Roberto, più consapevole di sè lo prende e la chiude in una scatola blu "forza su, dentro la scatola e non muoverti più" afferma il bambino, che ora rincuorato può scendere di sotto...forse è ancora in tempo per una fetta di dolce!

L'analisi del testo è stata realizzata consultando il catalogone dei topipittori

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